Avevo la fortuna di suonare alla partenza per la “Festa dei single”, per cui vi partecipavano i passeggeri privi di compagno o compagna. Adocchiai subito una magrolina e carina, ma quasi mi persi d’animo nel vedere l’accompagnatore con cui ballava: bel ragazzo e aitante. Stavo per desistere quando la figliola mi si avvicina con la scusa di chiedere un brano e mi fa: “Il mio amico è gay.” Capisco l’antifona e inizio il corteggiamento dal palco, tanto che ottengo la promessa di una sua visita nella mia cabina. Più tardi incontro un ufficiale mio amico e gli racconto di aver abbordato la ragazza, “quella carina, quella francese che vive a New York.” L’amico mi scruta e mi fa una domanda che mi spaventa: “Ma l’hai vista?” Io annuisco e “vabbè, contento tu.” La faccio breve: la sera, anzi, la notte nella mia cabina ben illuminata entra una signora con almeno venti anni in più della ragazza osservata sotto le luci tenui del salone. Fu una notte d’amore… come dire… di cortesia. Accadde però un fatto che mi lasciò ancora più turbato. Mentre la signora si agitava sopra di me, sniffò da un tubetto quello che io credevo fosse il nostro Viks Vaporub. Gentilmente, sempre nel momento dell’agitazione, mi chiese se ne desiderassi un po’ ed io naturalmente acconsentii… Dopo sniffato le pareti della cabina si dilatarono ed io iniziai a volare. E l’avventura non finisce qui. Spero di aver la voglia di continuare.

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