SON FELICE

di Rocco Burtone

Sono nato già malato senza fegato né fiato,
mi hanno tolto anche i maroni perché c’erano problemi,
la mia mamma mi ha piantato in un convento di Clarisse
che m’han messo a lavorare senza farmi guadagnare.

Son cresciuto, son fuggito, m’ero messo a studiare,
ma una pera zimbelliera mi ha troncato la carriera,
son malato, son drogato, soprattutto son sbandato,
dormo ancora in un convento con un albanese accanto.

Mi son messo anche a rubare per potermi un po’ drogare,
la “madama” mi ha beccato, mi hanno dato sette lune,
sono uscito un po’ incazzato, vado in cerca di lavoro,
ma non se ne parla affatto, perché sono un galeotto.

Una donna m’ha aiutato, m’ha allungato un po’ la mano,
m’ha levato le manette, le ho toccato un po’ le tette,
mi son proprio innamorato, dopo un mese mi ha lasciato
ed allora ancor mi drogo, ma lo sballo dura poco.

VUOI SAPERE PERCHE’ TI RACCONTO LA MIA STORIA?
PERCHE’ SON FELICE DI VIVERE.

Ho perduto i capelli con la colica nefritica,
il mio rene è dolorante, non mi manca proprio niente,
vado a farmi benedire, guardo in alto sull’altare,
c’è un Santo e la Madonna, io mi devo convertire.

M’avvicino all’ostensorio tutto preso dalla fede,
ma una pala consacrata piove dritto sul mio piede,
tuono e grido di dolore con bestemmie un po’ triviali
e riecco la “madama” che mi chiude in manicomio.

“Oh buongiorno professore, non son matto per davvero,
si è trattato d’un errore perpetrato al battistero”,
ma non c’è niente da fare, vengo preso un po’ di peso
e buttato sul lettino a parlare del mio caso.

L’analista mi sconquassa, mi scompone, mi strapazza,
sto sei mesi su quel letto, mi si ammacca il cervelletto,
guardo il mondo incavolato, un momento e mi riprendo,
rido ebete e perplesso, alla sorte non mi arrendo.

VUOI SAPERE PERCHE’ TI RACCONTO LA MIA STORIA?
PERCHE’ SON FELICE DI VIVERE.

Mentre mangio il minestrone insieme a qualche disperato,
il pievano ci racconta la storiella del creato
e ci sprona a ringraziare quello che giammai ci diede
e il miracolo divino della vita e della fede.

Ma il vicino accanto a me malato di amaurosi,
ha lo stomaco bruciato dalla fame e la necrosi,
“grazie grazie mio Signore, posso chiederti un favore:
gradirei aver soltanto più salami e meno suore.”

Canta canta carrettiere, fai la cacca nel bicchiere,
anche forse un po’ stonato chiedi grazia del peccato
di aver troppo mangiato e di avere ecceduto
con la lingua e con il sesso pel dolore ricevuto.

Oggi canto in un caffè ogni giorno la mia storia,
di sudori e incontinenze, di dolori e poca gloria,
ed il pubblico pagante ride forte, un po’ scomposto,
a sentir questo babbeo dal futuro epicureo.

VUOI SAPERE PERCHE’ TI RACCONTO LA MIA STORIA?
PERCHE’ SON FELICE DI VIVERE……
VUOI SAPERE PERCHE’ TI RACCONTO LA MIA STORIA?
PERCHE’ SON FELICE…. DI SOPRAVVIVERE.

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