NA'BABAS

testo e muzik Rocco Burtone

(Sumus de Val Na’Baba / abemus pallazze plenz
fazemus tutas cusas di da soi / bibemus sanza atros ‘n tai cojons.)

Chiamate il taverniere, che colmi il mio bicchiere,
la storia che vi vado adesso a raccontar, non ha memoria nè speciosità.
La valle dei NA’BABAS, pasciuta ed opulenta,
lontana dalla storia e dalla povertà, chiuse le porte alla diversità.
Ricchi e satolli, felici e infastiditi
dal mondo disperato circostante, decisero di chiudere le frontiere.
La Giunta Comunale sancì le nuove leggi pei nativi,
“Niente più stranieri, da oggi ci arrangiamo sol da soli…”
Da soli…”Rimettere in vigore la parlata della Valle…
Soli…Rifiutare quello che proviene dall’esterno. Siamo i padroni di noi.”

La peste è strisciante, maligna e ripugnante,
s’insinua nelle case senza dignità, restituisce all’uomo parità.
Morirono i cretini, i ladri e gli assassini,
non c’era un uomo sano nella valle, fu giocoforza chiedere un aiuto.
Nel mille e cinquecento, per poter comunicare,
non c’eran telegrammi da spedire, Marconi era ancora da venire.
Scrissero un messaggio che diedero a un colombo viaggiatore:
“Presto, stiam morendo”, l’uccello s’involò col batticuore.
“Buono”, disse il bracconiere addentando il pennuto.
“Strano”, disse il cacciatore rileggendo il contenuto: “Chissà che lingua sarà…”

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