IL CECCHINO

Rocco Burtone

Forse lavora in banca e sognava la barca,
forse ha un negozio di stoffe in periferia,
chi lo sa che speranze e passioni coltiverà,
che sogni nel taccuino, quando spara il cecchino.

Spara il cecchino spara, chissà se lo sa
Che a casa sua moglie bolle il baccalà,
la pigione del negozio il padrone chiederà
ma lui è là, imboscato in città.

Forse ha due figli biondi a cui penserà,
le gite, la scuola, i libri, è un bravo papà
ed attende che qualcuno attraversi il suo destino,
con calma mira e poi spara il cecchino.

Canta canzoni d’amore in un piano bar,
racconta di baci perduti una notte a Dakar,
c’è poesia in quella stanza svuotata giù in città,
la mente si perde nel suo sacro movente.

Stanco ritorna a casa per il baccalà,
tace il cecchino tace, risposte non dà,
le sue mani sulla testa di un bimbo poserà,
la donna lo bacia: è tornato papà.

Parla il cecchino parla con la divinità,
sogna il cecchino sogna una pia società.
Buonanotte, un domani migliore si affaccerà,
valente tiratore, va’ a pigliarla nel culo.

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