IL BAMBINO E LA LUNA

di Rocco Burtone ed Enrico Olivo

A sette anni credevo di poter parlare con la Luna
e la notte le dicevo dei miei desideri
e mi sembrava che mi rispondesse cantando
e il suo canto mi accompagnava tutto il giorno
e per tutti io fui il bambino delle visioni.
A nove anni qualcuno cercò di spiegarmi che la Luna non poteva cantare,
che era un corpo senz’anima e che se mi pareva di sentirla,
allora avrei dovuto preoccuparmi.
Anzi, fu mia madre che si preoccupò
e mi portarono in un luogo dove avrebbero spento la voce della Luna.

A quindici anni uscii da quel luogo e quando ne varcai la soglia
tutti erano sorridenti e mi abbracciavano e mi chiedevano:
“Senti ancora la Luna cantare?
Dimmi fratellino, la senti ancora cantare?”
Fu così che guardandola, mi accorsi che non cantava più.
Avevano spento la Luna,
la mia Luna affascinante, la mia Luna innamorata, la mia Luna sognante.
Ascoltai le lacrime fuggire dal cervello e vidi la mia bocca aprirsi
e tutti si accorsero che stavo cantando
e stupiti ascoltarono il mio canto.

“Canto, canto per questa terra senza musica,
questa terra senza pudore che ha saputo spegnere tutte le speranze degli assenti,
che ha saputo scrivere leggi contro gli amanti, contro la ragione,
leggi contro ogni logica e soprattutto leggi contro la pace.
Canto per questa terra senza musica
che ha chiamato Dio a testimone di difesa per codici di guerra,
codici di distruzione, di rancori e tristi onori.
Hanno portato Dio dappertutto, nelle chiese e fra i bombardamenti,
negli odi di razza e fra gli odi di confine
e ogni volta Dio era là a testimoniare le loro ragioni.

Canto per questa terra senza musica
e per quell’uomo che pregò e parlò con Dio
e come quel bambino ascoltò la Luna, il Presidente ascoltò Dio.
E il suo buon dio gli diede buoni ammonimenti
E ancora una volta la Luna non cantò
e quel bambino fu sordo e cieco e muto.
Canto per questa terra senza musica
e per quel babbeo che giustifica il silenzio,
come se con l’odore della paura si potesse fare il miele da spalmare sul pane.
Il pane della terra, il pane dei poveri, il pane dei serpenti!

No! Non fate più beneficenza per carità!
Non fate beneficenza a chiudere i debiti della morale.
Non spendete nulla per gli altri,
che già troppo avete distrutto, altruisti minchioni e distratti.
Anch’io sono distratto e la distrazione ci consente di proseguire con pudore
come in una filastrocca senza finale.
Canto questa filastrocca senza finale
che narra del bambino che ascoltava il canto della Luna.
Quanti bambini cantano con la Luna?
E quante Lune siete riusciti a spegnere?”

Filastrocca della Luna che parlava coi bambini
che narrava storie strane di pidocchi ed assassini

Filastrocca del bambino che parlava con la Luna
e apprendeva la storiella del cammello nella cruna

Filastrocca della fame della gente derubata
sfoglia il fiore il pensatore la viltà è giustificata

Filastrocca del motore che faceva gran rumore
sulla strada per Berlino ha investito il dottore
E il dottore moribondo chiese grazia dei peccati
Monsignore sorridente con un gesto li ha mondati

Filastrocca impazzita della Luna che cantò
la canzone del bambino che ragione vomitò

Sopra il monte il vecchio saggio chiude l’uscio agli assassini
è il bambino di una volta che cantava ai burattini

La canzone della Luna che ha cessato di sognare
che ha cessato di sperare ha cessato di cantare

Grida grida burattino perché piangi bel bambino?
“non son lacrime d’angoscia ho perduto il mio violino

che mi serve per campare quattro lire o poco più
se vi suono le canzoni sulla vita di Gesù”

Filastrocca di Gesù che non trova più la strada
per salvare l’imbecille che ragiona con la spada

Filastrocca dello scemo che combatte ogni guerra
con i morti e la favella la ragione anche sotterra

Filastrocca inopportuna cerca la sua verità
non c’è scopo né timore resta l’inutilità

Di sofismi e falsi eterni imbrattati di saggezza
disperato il vecchio è stanco gli rimane una certezza

Che del cosmo siamo figli senza lode né onori
solamente rancorosi forse santi o delatori

Filastrocca di un bambino che parlava con la Luna
oggi è un uomo ammaestrato col petrolio fa fortuna

E la Luna è illividita cosa vuoi non canta più
guarda il mondo un po’ intristita s’è ridotta a schiavitù

Serva di un bel sogno strano dove c’era un bambino
Che parlava con la Luna… ma che dici bel cretino?

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