DiVersi al Muro

popsie

(prefazioni)

Ontologia semiseria della “Popsia” ed altre sciocchezze:

Cosa sarà mai una “popsia”? Lo scoppio di un palloncino di parole, colorato e gonfio dell’ozono di cui solo la fantasia anarchica e fanciulla è capace, volato troppo in alto, sfuggito dalla mano di un Roccobambino qualsiasi, da seguire fino a che l’occhio non si perde nell’azzurra voragine che tutto ingoia, prima del “pop” finale, esiziale, ineluttabile. Come un destino o una condanna, come una promessa o una minaccia.
Quel “pop” ci sveglia e ci fa fare “gulp”. Perché si porta dietro un carrozzone di uomini neri e figlie tradite, inverni e paure, poeti e libri dimenticati, di mamme, mammelle e tettine vezzose. E vecchi musicisti. Di ladri inaspettati sotto improbabili cieli dove tutto si capovolge, nell’incanto del finale a sorpresa di cui l’autore è impareggiabile orditore, guitto da strada qual è, capace di rubarti un funambolico imbarazzo ad ogni finta scivolata, perché sa che l’intelligenza ama la sorpresa. Ma se proprio volete  una popsia è anche l’alchemica mutazione di una poesia che si altera e trascende in una dimensione pop. Come la musica, la letteratura o un certo tipo di design. L’adesione a uno stile di vita, dunque. A un ritmo, un battito: si palesa nella cadenza corta di ogni macchia di versi che schizzano irriverenti questa raccolta anomala, imprevista, teneramente sfacciata e sfacciatamente dolcissima, che non s’ha da classificare in nessuno dei generi noti, perché ne soffrirebbe.
Insomma, per chi ancora non l’avesse compreso le “popsie” sono l’ennesima esternazione di quella mente vivace e anarchica di Rocco, il quale non sa smettere di reinventarsi in una metamorfosi senza fine che gli permette di essere giocoliere di parole, cantautore da burla, poeta d’osteria, chansonnier disincantato, autore senza claque, perché ha in dispetto il mondo: l’ultimo epigono del primo  Majakovsij, quello che immortalò nell’ignominia “i culi di pietra / pesanti come lavandini” di certi intellettuali fasulli, tutti smancerie accademiche e consolanti quanto pornografiche prostituzioni con il potere. E proprio questo scrive di tale nostra raccolta la straordinariamente grande Anita Gardenskaja, celeberrima e notissima critica letteraria dell’Eco di Cheljabinsk, rivista di letterature comparate che per prima ha avuto il coraggio e la lungimiranza di licenziare l’edizione uralo-altaica delle liriche burtoniane (in Russia è uscita con il titolo emblematico di “Popovsie”, in omaggio a Popov, genio assoluto che non necessita di alcuna presentazione, a differenza dell’autore di codesto libro). Per me, che ho avuto il privilegio di leggerle in anteprima, le “popsie” evocano il nome di una scatola di pasticche, e così ne abuso, da bravo ipocondriaco quale sono. Leggo infatti nel loro bugiardino: il dosaggio giornaliero di “popsie” può essere libero e reiterabile “ad libitum”; è tuttavia consigliabile assumere ogni giorno una dose non inferiore alle cinque popsie ogni quattro o sei ore; possono avere funzione analgesica nei confronti delle ipertensioni causate da una vita affetta da stress endocrino provocato da idiozia altrui, sconforto per il genere umano, allergizzanti scatenati dalla stupidità amministrativa; ottime contro l’azione nefasta degli assessori alla cultura; particolarmente indicate qualora i tagli da essi operati risultino particolarmente suppurati.  Possono dare assuefazione.

Angelo Floramo

DelSaleTitoli_Pagina_1

titolo dell’opera: DiVersi al muro

autore: Rocco Burtone

editore: Edizioni del Sale

genere: Poesia

ANALISI: l’autore definisce il suo lavoro come Popsie, ovvero Poesie Pop, ovvero Poesie che si allontanano dal pedantesco, sofistico, noioso uso che si fa di certo verseggiare poltronesco. DiVersi al Muro è una proposta: appendiamo la poesia al muro. Siccome è un genere non letto, poco studiato, appendiamo la poesia ai muri delle nostre case, nelle cantine, in salotto, nel bagno. E infatti Burtone non propone un’opera libraria, o meglio, è sì un’opera libraria, ma non è un libro. Trattasi di cartellina in cartone con all’interno cartoncini in A4, sfusi, tutti con la loro bella cornice ed ognuno con i versi del cantore Burtone. Il “libro” ha una tiratura limitata e numerata.

di Versi a lMuro

Pin It on Pinterest