Nessun Colpevole

romanzo di Rocco Burtone

Gaspari editore

E’ un giallo di natura introspettiva e sociale, in cui i protagonisti vivono immersi in un mondo di continui e accesi dibattiti pseudo filosofici tipici di certa società degli anni sessanta.
Il ritrovamento del cadavere di una giovane attrice (probabile suicida), accende le fantasie investigative dei protagonisti che si muovono in un piccolo centro del Friuli (Spilimbergo), alla ricerca di un colpevole. Un maresciallo dei carabinieri e due ragazzini conducono le indagini. Ma la ricerca del colpevole porta anche a scoprire i modelli di vita e pensiero dei protagonisti.
Il racconto si sposta quindi negli anni settanta e, tra intemperanze politiche e diatribe sociali, i tre continuano, o meglio, riaprono le indagini che porteranno a scoperte e conclusioni inimmaginabili.

I protagonisti sono uomini di fiume, uomini di acqua, e infatti la Grava di Spilimbergo è immersa nel Tagliamento che, silenzioso, accompagna storie vere o di fantasia. La leggenda dice che l’uomo d’acqua nasce già vecchio, già vissuto, perché il fiume traditore ti fa maturo, che se non fai attenzione, ti inghiotte.

Recensione di Lucia Burello

Appena uscito, l’ultimo romanzo di Burtone, edito da Gaspari editore, è già un cult. Il cantautore si è avventurato con rara maestria in un romanzo di vite, di tempi, ma con un pizzico di mistero

“Nessun colpevole”, di Rocco Burtone, edito da Gaspari Editore è un bel libro. Lo possiamo ben dire dal momento che si divora in due giorni.
Questa è la notizia, ora si argomenta.
Non è da tutti, è da scrittori navigati, infatti, riuscire, come ha fatto l’autore, a catturare l’attenzione del lettore tenendola “inchiodata” fino alla fine su due binari paralleli. Quello del “mistero”, snocciolando in punta di piedi una storiaccia di umane miserie che, partendo con un cadavere, scorre attraverso il racconto come un fiume carsico, e quello del romanzo di vita, di vite e di tempi; una minuscola epopea che di epico conserva, fino alla fine, la gravità dell’umano e del disumano, guardati e raccontati con la stessa naturalezza che spinge il contadino a bestemmiare o a invocare la grazia di Dio. Perché è proprio di vite semplici, che racconta Burtone, puntando la lente su quel quotidiano di provincia estrema che, elevato dai tempi e dalle speculazioni del pensiero, diviene assoluto.

Iniziato a Spilimbergo a partire dagli anni Sessanta fino ad arrivare a Udine negli anni Ottanta, il romanzo ci restituisce il gusto della micro-storia, come si usa dire; delle cose minute, fatte di antichi valori, di casa e di cucina, di semplicità, di povertà, di ignoranza, a volte beata, e di bar di piazza, dove ancora la società si incontrava e si scontrava, salda ancora alla terra, parte viva del paesaggio e forte delle origini.

Sappiamo che non è bello paragonare un autore a un altro, e non lo vogliamo fare; ma citare altri del mestiere, magari più noti, aiuta a rendere l’idea. Avete presente quella godibilissima lettura che ci hanno donato i nostri Bassani, Chiara e Vitali? Il piacere dei luoghi familiari, le storie piccole ma gigantesche, raccontate da coloro che sanno guardare il mondo e lo scrivono? Ecco, con Burtone abbiamo incontrato l’identico piacere, quello del mondo invisibile, anche passato, che restituisce la cifra di chi siamo diventati. O di ciò che abbiamo perduto. Anche se, consentite una piccola partigianeria, a differenza di Vitali, ad esempio, nella narrativa di Burtone non ci sono macchinose e sofisticate metafore, nulla è scritto per stupire o strappare l’applauso, nessuno svolazzo. Tutto esce di getto genuino e senza pretese. Come si conviene alla buona scrittura. Perché maneggiare la semplicità delle cose, è compito tutt’altro che semplice.

Si diceva del doppio binario. La storia nella storia. E’ già difficile mantenerle nel genere a senso unico, se poi oltre al romanzo di vita si intreccia il “noir”, beh allora le cose si complicano davvero. Far tornare i conti di una indagine, chiudere alla fine il cerchio, è un talento a sé. Ci sono scrittori che fanno soltanto quello. E qui Burtone è stato davvero bravo. Nulla è stato lasciato al caso, ogni elemento inserito ha trovato infine la sua ragione, i conti tornano tutti, anche con sorprendenti colpi di scena, forti, drammatici e, alle volte, squisitamente ironici. Il romanzo è sapientemente seminato di indizi, visioni a volte, che alla fine trovano il loro perché, lasciando soddisfatto il lettore più attento ed esigente.

Degli autori friulani che non escono dai confini regionali, sicuramente questo è il più bel libro letto negli ultimi anni. E se dobbiamo dirla tutta, senza esagerazione, è anche meglio di molti che godono di maggiore fama.

Lucia Burello

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